Il brain training può migliorare la percezione uditiva in ambienti rumorosi

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Una ricerca a doppio cieco ha dimostrato come le persone anziane con ipoacusia possano triplicare la percezione delle parole in ambienti rumorosi grazie all’allenamento uditivo.

Per molte persone ipoacusiche seguire una conversazione in un luogo rumoroso rappresenta una grande sfida, anche con l’uso degli apparecchi acustici. Una recente ricerca pubblicata su Current Biology, però, prospetta buone notizie: interagire con un programma audio progettato per l’allenamento del cervello potrebbe migliorare la percezione delle parole. Dopo aver utilizzato il software audio, infatti, gli anziani ipoacusici coinvolti sono riusciti a discriminare fino al 25% di vocaboli in più in presenza di rumore di fondo.
Grazie all’allenamento uditivo le persone hanno quindi acquisito un miglioramento nella discriminazione verbale fino a tre volte superiore rispetto a quanto ottenuto con l’uso dei soli apparecchi acustici: non è stato l’udito dei partecipanti a migliorare, bensì la loro capacità di attribuire un significato alle parole percepite.

Secondo Daniel Polley della Harvard Medical School, autore principale dello studio, i risultati rilevano come la discriminazione vocale in presenza di rumore veda coinvolta l’intera attività cerebrale, non limitandosi solo all’orecchio. I miglioramenti evidenziano in effetti un uso più efficace delle risorse cognitive, inclusa l’attenzione selettiva uditiva. In altre parole, dopo l’allenamento i partecipanti alla ricerca erano capaci di filtrare meglio il rumore di fondo e distinguere tra l’interlocutore bersaglio della prova e i suoni usati per distrarre la loro attenzione.
Lo studio ha coinvolto 24 anziani dell’età media di settanta anni. Tutti i partecipanti erano affetti da ipoacusia (da leggera a severa) e utilizzatori di apparecchi acustici da una media di sette anni. I partecipanti sono stati assegnati in modo del tutto casuale a due gruppi da sottoporre all’allenamento cerebrale ed è stato richiesto loro di dedicare 3,5 ore a settimana per otto settimane a un gioco software audio. Lo scopo primario, per uno dei due gruppi, era il miglioramento della capacità di seguire le conversazioni; l’esercizio favoriva il monitoraggio delle minime deviazioni tra risposta prevista e risposta ottenuta durante il gioco. Come controllo placebo, il secondo gruppo ha eseguito invece un esercizio che sfidava la memoria uditiva.

La ricerca è stata progettata in modo tale che né i partecipanti né i ricercatori fossero a conoscenza di chi facesse parte di ciascuno dei due gruppi, quello testato per ottenere benefici terapeutici e quello placebo,  sprovvisto di specifici obiettivi terapici.
Tutti i soggetti hanno ottenuto progressi nello svolgimento dei compiti assegnati. Nonostante ciò, negli individui che hanno eseguito l’esercizio per la memoria non è stato verificato alcun miglioramento nella capacità di percepire le parole né in altri aspetti della memoria di lavoro.
L’altro gruppo, invece, ha dimostrato notevoli miglioramenti, identificando il 25% in più di parole durante la successiva prova vocale, svolta con alti livelli di rumore di fondo.

In seguito, in assenza di continuo allenamento del cervello, i risultati ottenuti non si sono dimostrati duraturi; tuttavia, è stato dimostrato come l’allenamento percettivo tramite un programma audio computerizzato possa portare reali benefici nella quotidianità delle persone ipoacusiche.
Polley ritiene che, in futuro, le difficoltà uditive potranno dunque essere gestite attraverso un lavoro concertato di software per l’allenamento uditivo e migliore tecnologia degli apparecchi acustici, ottenendo così benefici superiori rispetto a un approccio tradizionale non olistico.


Fonte: Whitton et al. Audiomotor Perceptual Training Enhances Speech Intelligibility in Background Noise. Current Biology, 2017 DOI: 10.1016/j.cub.2017.09.014.