Quando la sordità crea malumore in famiglia

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I ricercatori dell’Università di Nottingham suggeriscono che nella progettazione e personalizzazione della soluzione audioprotesica sia opportuno prendere in considerazione le conseguenze dell’ipoacusia su familiari e conoscenti del paziente, soggetti a stress emotivo, affaticamento e frustrazione.

La sordità, che si stima interessi 300 milioni di persone nel mondo, non si limita a colpire gli individui affetti dalla condizione: influenza anche le persone con cui comunicano con maggiore frequenza. Si possono per esempio riscontrare problemi nel rapporto tra coniugi e tra genitori e figli, così come con amici, familiari, colleghi di lavoro e accompagnatori abituali. La ricerca, pubblicata nella rivista Trends in Hearing, è stata condotta presso il Centro di Ricerca Biomedicale (BRC) del National Institute of Health Research (NIHR), a Nottingham, dalla Dottoressa Vanessa Vas. Lo studio si è basato su una revisione critica delle evidenze attualmente disponibili sull’impatto della sordità sulle persone con cui interagisce la persona ipoacusica.

Le informazioni provenienti da partner e accompagnatori, in particolare, possono essere utilizzate per ottenere un quadro più preciso e definito della sordità individuale e del conseguente livello di disabilità. 
Nell’ambito dello studio effettuato sono state revisionate più di 70 ricerche che hanno raccolto gli specifici disagi lamentati dalle persone affette da sordità e da chi è loro più vicino, analizzando lo stesso problema da entrambi i punti di vista. Sono stati quindi messi in evidenza i punti critici in comune:

  • Telefono: la persona con sordità riferisce difficoltà nel sentire lo squillo del dispositivo o nel seguire le conversazioni al telefono, mentre gli interlocutori abituali riferiscono di trovarsi spesso costretti a rispondere e di dover segnalare al familiare quando il telefono squilla.
  • Volume: come diretta conseguenza della sordità, è emerso come elemento critico l’alto volume della televisione e della radio.
  • Vita sociale: le persone ipoacusiche riferiscono difficoltà nel conversare in ambienti affollati, soprattutto in situazioni d’ascolto con rumore di fondo; i partner riferiscono una ridotta qualità d’esperienza nell’ambito della partecipazione a eventi di gruppo. Queste limitazioni contribuiscono a produrre isolamento, poiché entrambi i soggetti tendono ad astenersi dai momenti di scambio sociale.
  • Comunicazioni: i compagni più frequenti nelle comunicazioni con il soggetto ipoacusico riferiscono stress, dovuto alla necessità di adattarsi costantemente alla mancanza di udito. Da questo derivano anche conseguenze emotive: sensi di colpa e turbamento dovuti alle proprie reazioni e alla scarsa comprensione delle difficoltà della persona sorda.


Secondo l’autrice della ricerca, la sordità è dunque una condizione cronica che colpisce l’intero nucleo familiare. Le evidenze provenienti dalle visite audiologiche video registrate dimostrano come i membri della famiglia abbiano forte interesse nell’essere pienamente coinvolti e condividere le loro esperienze legate alla sordità. Tuttavia, troppo frequentemente non sono presi in considerazione dall’audiologo. 
I ricercatori ritengono quindi che, ascoltando il punto di vista dei familiari durante le consultazioni cliniche e coinvolgendoli nelle strategie di trattamento, si potrebbe alleggerire l’esperienza del paziente affetto da sordità durante la riabilitazione uditiva.



Fonte: Venessa Vas, Michael A. Akeroyd, Deborah A. Hall. A Data-Driven Synthesis of Research Evidence for Domains of Hearing Loss, as Reported by Adults With Hearing Loss and Their Communication Partners. Trends in Hearing, 2017; 21: 233121651773408 DOI: 10.1177/2331216517734088