Alimentazione e perdita uditiva: quale relazione?

Review scientifica

Una revisione degli studi sulla correlazione tra udito e alimentazione è stata condotta per esaminare i tipi di nutrienti, oltre alle ben note sostanze tossiche, che svolgono un ruolo importante nell'ipoacusia, nonché per determinare i meccanismi che influenzano la perdita uditiva stessa.
Sebbene non esista uno studio che chiarisca completamente quali ruoli giochi la nutrizione nel meccanismo fisiopatologico della perdita dell’udito, è stato ipotizzato che la qualità dell’alimentazione influenzi lo stato dell'udito mediando la vulnerabilità dell'orecchio interno con i cambiamenti legati all'età. Uno dei fattori associati al cambiamento legato all'età è la formazione di radicali liberi nell'orecchio interno, meccanismo chiave per la perdita uditiva a causa della vasocostrizione che porta alla morte delle cellule ciliate, con meccanismo molto simile a quanto si osserva nell’ictus. A tal proposito, antiossidanti come le vitamine A ed E, che inibiscono la formazione di radicali liberi, possono svolgere un ruolo specifico nella prevenzione e nel trattamento dell'ipoacusia. È stato anche riportato che il magnesio (Mg) riduce la perdita dell’udito attraverso effetti combinati con le vitamine. Questi risultati suggeriscono che gli inibitori dei radicali liberi, come le vitamine A, C ed E, agiscono in sinergia con il Mg per ridurre i cambiamenti delle soglie uditive in modo più affidabile rispetto al trattamento con qualsiasi singolo agente. Pertanto, un maggior apporto di antiossidanti e/o magnesio può essere associato a un minor rischio di hearing loss.

A differenza delle vitamine e dei minerali, un maggiore apporto di carboidrati, l'eccessiva assunzione di grassi e colesterolo ha un effetto negativo sull’udito. La riduzione del lume vascolare conseguente all’ipercolesterolemia o alla microangiopatia diabetica, con conseguente ipoperfusione cocleare, può contribuire a una diminuzione della sensibilità uditiva e allo sviluppo, alla progressione e all’aggravarsi dell'ipoacusia. L'eccessivo consumo di carboidrati, grassi e colesterolo può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari che, con meccanismi simili, possono alterare il flusso sanguigno cocleare. Al contrario, il consumo di pesce e l'assunzione elevata di acidi grassi polinsaturi omega-3 a catena lunga, migliorando l'apporto di sangue alla coclea, ha un impatto positivo sulla sensibilità uditiva.

Studi sulla relazione tra sordità in età pediatrica e alimentazione riportano che carenze nutrizionali di iodio e tiamina possono aumentare il rischio di ipoacusia. Nei bambini, la causa più frequente di ipoacusia è legata alle infezioni dell'orecchio medio. I lavori presenti in letteratura suggeriscono che la qualità dei micronutrienti e la carenza di vitamine (come la vitamina A o lo zinco) possono causare infiammazioni più frequenti dell'orecchio medio, con conseguente aumento degli episodi di otite media e conseguente alto rischio di sordità. A conferma di questo, alcuni studi hanno riportato che la frequenza di ipoacusia è significativamente ridotta quando questi nutrienti sono forniti in modo sufficiente. In uno studio condotto su bambini del Bangladesh, l’apporto di zinco ha mostrato un significativo effetto protettivo nel ridurre l’insorgenza dell'otite media. Il meccanismo protettivo preciso è ancora da chiarire, ma si presume che la carenza di questi nutrienti alteri la mucosa dell'orecchio medio o della tuba di Eustachio, aumentando il rischio di infezione e riducendo la risposta anticorpale.
Se da un lato le carenze nutrizionali possono aumentare il rischio di sviluppare sordità, anche l’eccessiva alimentazione è un fattore di rischio. Infatti, recenti studi hanno evidenziato l’alta incidenza di ipoacusia nelle persone obese. Un’ipotesi chiave del meccanismo che lega obesità e ipoacusia è l’alterazione del lume vasale determinata dall'eccessivo tessuto adiposo, con conseguente vasocostrizione dell'orecchio interno. La letteratura attuale evidenzia che l'obesità, oltre a essere associata a ipoacusia età-correlata, sia un fattore di rischio per lo sviluppo di sordità improvvisa.

Uno dei limiti più critici dello studio sulla nutrizione è l'incapacità di controllare completamente gli effetti dei singoli componenti. Questo perché gli umani sono animali onnivori che ingeriscono vari nutrienti con lo stesso pasto. Pertanto, molti ricercatori hanno cercato di chiarire la relazione tra lo stato nutrizionale generale e le varie patologie analizzando le abitudini alimentari del soggetto, valutando la qualità complessiva della dieta della persona e quanto questa sia conforme alle linee guida dietetiche della popolazione esaminata (per es. le linee guida per la popolazione statunitense per gli americani; dieta mediterranea per gli italiani). In uno studio prospettico giapponese, per valutare lo stato nutrizionale generale sono stati utilizzati l'albumina sierica e tre indici antropometrici. È stato scoperto che valori inferiori dei markers, presi come riferimento dello stato nutrizionale complessivo, sono associati a una maggiore incidenza di perdita uditiva.

Il limite degli studi che valutano la relazione tra sordità e nutrizione è la mancanza di chiarezza sui meccanismi di influenza dei nutrienti specifici o dello stato nutrizionale generale della persona. Poiché la coclea è altamente sensibile al flusso sanguigno, i processi con cui i nutrienti influenzano la funzione cocleare nel determinare ipoacusia sono probabilmente simili quelli con cui generano le diverse malattie cardiovascolari e neurologiche.


Fonte: Jung SY, Kim SH, Yeo SG. Association of Nutritional Factors with Hearing Loss. Nutrients. 2019 Feb 1;11(2). pii: E307. doi: 10.3390/nu11020307. Review. https://dx.doi.org/10.3390/nu11020307