Ipoacusia legata all'età e declino cognitivo

Review scientifica

Secondo i risultati della recente Global Burden of Disease (GBD), l’ipoacusia è diventata la terza causa di disabilità nella popolazione anziana e una delle maggiori preoccupazioni per lo stato di salute generale. L'attenzione alla perdita dell'udito legata all'età (ARHL) è cresciuta per la stretta relazione con le abilità cognitive. Infatti numerosi studi, inclusi articoli di revisione sistematica e meta-analisi, hanno mostrato un legame tra ARHL e declino cognitivo e un aumento del rischio di demenza.
 
Alla Conferenza Internazionale dell'Associazione Alzheimer svoltasi nel 2017 a Londra, la Lancet Commission ha segnalato l’alto rischio di demenza legato all’aumento dell’età media; ha rilevato inoltre che l'ipoacusia di mezza età, se eliminata, potrebbe ridurre il rischio di demenza del 9%.
I meccanismi causali sottostanti che portano alla relazione tra i due fenomeni non sono ancora ben compresi. Le ipotesi che sottostanno alla relazione che intercorre tra ipoacusia e declino cognitivo, hanno focalizzato l’attenzione su diverse teorie quali:
 
1) Eccessivo carico cognitivo; teoria sviluppata nel 1998 dallo psicologo John Sweller. L'idea di base è che se un compito di apprendimento richiede troppa capacità, l'apprendimento sarà ostacolato perché la nostra capacità cognitiva nella memoria di lavoro è limitata.
Per un individuo con perdita dell'udito lo sforzo di ascolto, che si riferisce all'attenzione e alla concentrazione necessarie per comprendere il parlato, deve essere sempre presente. L'ipotesi del carico cognitivo teorizza che la perdita dell'udito porta a una maggiore richiesta di risorse cognitive per l'elaborazione percettiva uditiva e, di conseguenza, deviazione dagli altri compiti cognitivi, con esaurimento delle riserve.

2) Teoria della causa comune tra i due deficit; presuppone l'esistenza di un fattore collettivo responsabile del deterioramento correlato all'età nei processi cognitivi e non cognitivi. Secondo questa ipotesi, sia la perdita dell'udito sia l'indebolimento cognitivo sono i risultati di un comune processo neurodegenerativo nel cervello che invecchia. Nello sviluppo di ARHL, vari cambiamenti funzionali e strutturali si verificano sia a livello periferico che centrale: degenerazione della stria vascolare, perdita di cellule ciliate e neuroni afferenti primari, alterazioni delle vie uditive centrali, riduzione dei neuroni del nucleo cocleare, cambiamenti nel rilascio di neurotrasmettitore. Sia l'ARHL sia la demenza sono multifattoriali ed eterogenei. I fattori di rischio variano e coesistono.

3) Alterazioni sensoriali generalizzate (cascata degenerativa); l'udito periferico alterato influenza la struttura cerebrale direttamente attraverso una riduzione dell'input sensoriale. Studi sull'uomo hanno anche dimostrato che l'ARHL è associata a un volume cerebrale più piccolo e che l'indebolimento dell'udito causa un'aumentata velocità di atrofia cerebrale. La neuroplasticità dipendente dall'esperienza è una proprietà fondamentale del cervello quindi, in positivo o negativo, il cervello ha la capacità di cambiare in risposta agli stimoli ambientali e all'apprendimento. La teoria “use-it-or-lose-it” si applica anche all'elaborazione del segnale uditivo: se una persona non continua a usare le sue capacità di ascolto e di elaborazione, potrebbe perdere queste abilità.

4) Errore diagnostico o falsi positivi; uno dei possibili meccanismi di collegamento tra perdita dell'udito e declino cognitivo è la sovra diagnosi, in cui l'udito degradato, piuttosto che la funzione cognitiva, influisce sulle prestazioni in alcuni test neuropsicologici. Poiché le istruzioni verbali o le attività che dipendono in misura considerevole dall'udito sono utilizzate durante le valutazioni cognitive, le persone con difficoltà uditive sono a volte svantaggiate
L'intervento riabilitativo attraverso l’utilizzo degli apparecchi acustici o dell’impianto cocleare può determinare effetti benefici direttamente sulla funzione uditiva e, conseguentemente, sulle abilità cognitive. Mulrow et al. hanno condotto un follow-up di 4 mesi su 188 pazienti ipoacusici protesizzati; i risultati hanno dimostrato un piccolo ma significativo miglioramento delle prestazioni cognitive nei soggetti che hanno ricevuto gli apparecchi acustici rispetto a quelli non protesizzati. Riguardo l’impianto cocleare in pazienti anziani, uno studio prospettico longitudinale francese ha valutato la funzione cognitiva iniziale, a 6 e a 12 mesi dall’impianti in 94 pazienti di età compresa tra 65 e 85 anni. Gli Autori hanno riportato che oltre l'80% dei pazienti con i punteggi cognitivi più poveri prima dell'impianto, ha migliorato la funzione cognitiva in modo statisticamente significativo 12 mesi dopo l'intervento.

Se l'ipotesi del carico cognitivo è valida, l'uso di apparecchi acustici dovrebbe ridurre lo sforzo richiesto per l'elaborazione uditiva, arrestando la progressione dell'atrofia cerebrale e mantenendo le risorse cognitive. Se l'ipotesi della causa comune è valida, lo sviluppo del danno cognitivo dovrebbe progredire indipendentemente dall'intervento uditivo, anche quando gli apparecchi acustici sono di grande beneficio. Se l'ipotesi della cascata degenerativa è valida, l'input costante dalla periferia dovrebbe essere mantenuto con l'uso di un apparecchio acustico. Secondo il principio della plasticità dipendente dall'esperienza, la capacità permanente di riorganizzazione cerebrale strutturale e funzionale dovrebbe adattarsi ai cambiamenti nell'ambiente esterno o interno, anche nel cervello adulto maturo. Il ripristino delle abilità comunicative può aiutare a migliorare le interazioni sociali.


Fonte: Uchida Y, Sugiura S, Nishita Y, Saji N, Sone M, Ueda H. Age-related hearing loss and cognitive decline - The potential mechanisms linking the two. Auris Nasus Larynx. 2018 Aug 31. S0385-8146(18)30458-9.