Udito: la ricerca italiana è (anche) donna

Comunicato stampa 14 - 24 novembre 2017

Premiati oggi i tre progetti migliori della seconda edizione delle Scholarship promosse dal CRS Amplifon Italia. Hanno vinto due dottoresse di Roma e un dottore di Trieste, che, grazie alla borsa di studio, proseguiranno all’estero le loro ricerche sull’udito. 

Roberta Anzivino, 31 anni, specialista in ORL presso l’Università Cattolica di Roma; Roberta Di Mauro, 31 anni, specializzanda in ORL presso l’Università di Tor Vergata di Roma; Enrico Muzzi, 39 anni, specialista ORL presso l’Ospedale IRCCS Materno Infantile Burlo Garofolo di Trieste: sono loro i vincitori delle Scholarship CRS 2017

Per il secondo anno consecutivo il Centro Ricerche e Studi Amplifon ha messo a disposizione di giovani specialisti e specializzandi ORL tre borse di studio del valore di € 7.000 per lo sviluppo di progetti di ricerca in campo otologico e audiologico, da realizzare per un periodo minimo di due mesi presso un istituto estero
Dieci i progetti arrivati quest’anno, ma il Board scientifico del CRS, presieduto dalla Presidente Susan Carol Holland (figlia del fondatore di Amplifon, Charles Holland, che ha istituito negli anni Ottanta  le prime borse di studio), ha scelto – non senza difficoltà – i tre migliori. 
Due progetti innovativi hanno lo scopo di migliorare sensibilmente la qualità e la naturalezza dell’ascolto in chi ha perduto l’udito ed è stato impiantato con l’orecchio bionico, il terzo intende studiare i possibili miglioramenti della plasticità cerebrale nei portatori di apparecchi acustici con declino cognitivo.

Le Scholarship rappresentano un’opportunità unica nel panorama delle attività di ricerca in campo audiologico: “Sono un’occasione di confronto e scambio decisiva per un giovane medico italiano, che ha l’occasione non solo di confrontarsi con un contesto di ricerca internazionale, ma anche di portare all’estero la ricerca made in Italy”, spiega Alberto Golinelli, direttore del CRS Amplifon Italia. 
Ci sarà una terza edizione? “Certamente sì. Apriremo a breve il bando 2018”, conclude Susan Carol Holland, presidente di Amplifon. “Come CRS e come Gruppo Amplifon amiamo molto l’idea delle Scholarship. Il nostro obiettivo è quello di sostenere la ricerca, i giovani, il loro impegno e le loro intuizioni, per permettere alle migliori idee di crescere e svilupparsi in contesti globali, avendo sempre a cuore la miglior cura e la miglior soluzione per il paziente.” 


I tre vincitori: i progetti di studio e le sedi che ospiteranno i giovani ricercatori italiani

Roberta Anzivino, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che si è specializzata in Otorinolaringoiatria con il professor Paludetti e lavora presso il Policlinico Gemelli, è stata premiata per un progetto sugli impianti cocleari: “How to deal with mismatch in Cochlear Implants”. In otologia “mismatch” indica un disallineamento tra le bande di frequenza che vengono assegnate agli elettrodi nel caso specifico dell’impianto cocleare e il “pitch”, ovvero la sensazione uditiva realmente percepita. Spesso, infatti, il suono viene codificato in maniera distorta: la musica, ad esempio, risulta non armonica. “Fermo restando che l’impianto cocleare è una vera e propria rivoluzione in campo medico e tecnologico, perché è l’unico dispositivo chirurgico che ricrea una modalità di ascolto e permette la comprensione verbale in tutti i soggetti sordi gravi e profondi, dai neonati agli anziani”, spiega la giovane ricercatrice Anzivino, “l’obiettivo ora è rendere il più naturale possibile il messaggio verbale, musicale e sonoro.” 
La Anzivino confronterà la sua tesi con gli studi del team del professore Mario Svirsky presso il Langone Medical Center, New York University of School Medicine, analizzando un campione di oltre 100 pazienti. Il progetto della Anzivino, in particolare, si basa su un fitting personalizzato delle tabelle di frequenza (la mappatura dell’attività degli elettrodi) e sulle sensazioni oggettive e soggettive dei pazienti. Ai soggetti vengono proposti una serie di suoni a frequenza diversa nell’orecchio controlaterale all’impianto, che poi sono riproposte nell’orecchio con IC, cercando di equiparare le sensazioni di udito regolando le frequenze riprodotte. 

Roberta Di Mauro, specializzanda all’Università Tor Vergata di Roma con il professor Di Girolamo, ha vinto la borsa di studio con una ricerca sul tema “ipoacusia e declino cognitivo” dal titolo “Hearing Loss treatment effects on mild cognitive impairment  prevention”.  Svilupperà il progetto presso l’Ospedale di Francoforte, dove si trova uno dei centri più attrezzati in campo audiologico. “La correlazione tra ipoacusia e decadimento cognitivo è ormai nota”, spiega la Di Mauro. “Al momento esistono studi riguardanti la neuroplasticità cerebrale solo per pazienti trattati con impianto cocleare, in cui, in molti casi, è evidente un aumento in positivo del network neuronale dopo l’impianto. Questo però non è ancora stato verificato nei pazienti con declino cognitivo portatori di apparecchi acustici.” 
La Di Mauro ha quindi ideato un protocollo per monitorare eventuali miglioramenti nel sistema nervoso centrale con l’esame vocale Oldenburg Sentence Test (che viene appunto impiegato a Francoforte e si basa su riconoscimento vocale indipendente dalla capacità cognitiva) e una nuovissima metodica di imaging, detta del “Tensore di diffusione”, che si basa sull’analisi del flusso delle molecole d’acqua all’interno dei tessuti del sistema nervoso centrale. È un modello di trattografia di nuova generazione, nonché un ottimo strumento per misurare i tratti nervosi.
L’ambizioso progetto della dottoressa Di Mauro è quello di monitorare a distanza di sei mesi una trentina di pazienti già reclutati a Francoforte, per identificare l’effettivo grado di recupero delle aree associative nei soggetti con decadimento cognitivo conclamato ai quali è stato applicato un apparecchio acustico e/o sottoposti a un training audiovisivo. La tesi vuole quindi dimostrare che, quando l’udito è sotto controllo, il decadimento cognitivo può non degenerare e forse anche rallentare.

Il terzo vincitore è Enrico Muzzi, udinese che opera presso l’Ospedale IRCCS Materno e Infantile Burlo Garofolo di Trieste. Anche lui ha presentato una ricerca sugli impianti cocleari; il suo progetto, che sarà sviluppato presso l’Ospedale universitario di Lubiana, si intitola “Decision making in preoperative Cochlear Implant electrode selection” e si basa sulla realizzazione di un algoritmo decisionale per ottimizzare la scelta dell’elettrodo nella chirurgia dell’IC
Secondo lo studio di Muzzi, a oggi non esiste nessun consenso nella scelta di quale sistema di elettrodi sia il migliore in assoluto. Le aziende nel mondo che producono impianti cocleari hanno realizzato modelli diversi con diverso numero di elettrodi, che quindi corrispondono a caratteristiche tecniche differenti laddove esistono malformazioni cocleari. “Non esiste un prodotto migliore di un altro”, spiega Muzzi, “semmai la ricerca dovrebbe eliminare ogni dubbio in caso di intervento chirurgico e posizionamento dell’elettrodo. Variando l’angolo di posizionamento dell’elettrodo nella coclea, per esempio, potrebbero variare l’apprendimento e l’ascolto.” 
Si conosce ancora poco in merito a come operare con determinate malformazioni della coclea, considerato che, se si sbaglia, potrebbe essere molto difficile utilizzare nuovamente quella parte dell’orecchio. Si inizia invece a comprendere quanto sia importante rispettare i residui uditivi per ottimizzare l’ascolto e, quindi, quanto sia importante utilizzare gli elettrodi più adatti da tutti i punti di vista, dalla sicurezza chirurgica alla qualità della stimolazione. “Lubiana è uno dei centri ORL più importanti dell’area balcanica. Qui avverrà la verifica sperimentale, anche grazie a modelli biologici di coclea ricavati dalla stampa 3D. Sempre a Lubiana si realizzerà la validazione clinica della ricerca”, conferma Muzzi. “Lo scopo è ottimizzare a priori la scelta per ogni singola tipologia di elettrodo, codificarla in maniera da arrivare alla sistematizzazione e al raggiungimento dell’obiettivo finale: l’apprendimento funzionale e naturale del linguaggio e della musica.”