Dalla Columbia University a Padova: il legame tra atrofia celebrale e ipoacusia è chiaro. Sordità e cadute dell’anziano sono correlate

Comunicato stampa 10 - 03 ottobre 2017

Al dipartimento di Neuroscienze di Padova, diretto dal Prof. Alessandro Martini, si è svolto un incontro “Meet the Expert” organizzato da Amplifon con il professor Anil Lalwani, audiologo di fama mondiale. È emerso quanto sia importante monitorare l’udito per prevenire patologie a rischio, ma anche che sono in arrivo nuove App per ascoltare la musica per chi ha un orecchio bionico e nanoaghi per curare la coclea. 

Si è svolto ieri all’Ospedale Universitario di Padova, presso il Dipartimento di Neuroscienze diretto dal Prof. Alessandro Martini, l’incontro con il Prof. Anil Lalwani, Presidente dell’American Auditory Society e docente di Otorinolaringologia e Chirurgia Testa-Collo presso la Columbia University di New York, una delle più antiche e prestigiose università degli Stati Uniti.
L’intervento si è svolto nell’ambito di uno dei “Meet the Expert” di Amplifon, lezioni magistrali organizzate coinvolgendo i massimi esperti mondiali in campo audiologico.

La relazione è partita dall’analisi della percezione della musica e della comprensione del parlato dei pazienti con impianto cocleare, ma lo studio del Prof. Lalwani spazia anche tra la neurologia e la genetica, facendo chiarezza sulla dinamica che incorre tra ipoacusia e declino cognitivo (atrofia celebrale). La particolarità dello studio risiede principalmente nell’unicità del campione demografico preso in analisi: anziani di età compresa tra i 90 e i 106 anni con problemi di udito.
Nello specifico, la risonanza magnetica ha fatto emergere una notevole differenza tra il gruppo di volontari che usano Apparecchi Acustici (AA) e quelli che non lo utilizzano. Il primo gruppo presentava infatti una minore perdita di sostanza celebrale rispetto ai non portatori di AA; risultato che conferma la tesi degli ultimi studi (il primo partito dal Belgio), che indicano chiaramente che il decadimento cognitivo non è legato solo all’età anagrafica, ma anche all’ipoacusia

Un altro dato molto interessante scaturito dal campione è l’evidente legame che esiste tra la perdita di udito nell’anziano e le cadute più frequenti, che portano a ricoveri a rischio. “Se non si utilizzano gli apparecchi acustici - conferma Lalwani - l’anziano, o meglio l’over 65 anni, rischia non solo la depressione, l’isolamento, una ridotta abilità fisica e il declino cognitivo, ma anche accentuati problemi di equilibrio, che lo portano a cadere. Va quindi trovata una soluzione per ottimizzare la qualità della vita e le funzionalità della persona anziana.”
“I risultati dello studio del Prof. Lalwani”, dichiara il Prof. Alessandro Martini, “ci ricordano che la prevenzione della perdita di udito, messo a dura prova dalla quotidianità, è molto importante. Basti pensare che le cellule uditive sono poche, non ricrescono e nessun farmaco riesce a ripararle. Le cellule ciliate esterne sono 12.000, mentre quelle interne sono solo 3.500, una goccia nel mare in confronto agli oltre 10 milioni di cellule celebrali!”.
Questi risultati assumono un’importanza ancora maggiore se teniamo conto delle proiezioni sullo sviluppo demografico degli over 65: a oggi superano i 50 milioni negli Stati Uniti e sono destinati a toccare i 79 milioni nei prossimi 20 anni. Proiezione che, in scala globale, significa 2 miliardi di over 65 nel mondo entro il 2050.

Altro tema dell’incontro è stato lo studio del Prof. Lalwani mirato a ridefinire e a rendere più piacevole e completa possibile l’esperienza dell’ascolto del parlato e della musica nei portatori di impianti cocleari (orecchio bionico). Il centro Universitario della Columbia University, infatti, non si limita alla speculazione teorica: l’anno scorso sono stati eseguiti in loco oltre 170 impianti cocleari ed è al momento in fase di sviluppo un’App per il Sound Processing. Frutto di una collaborazione interdisciplinare tra medici, ricercatori e tecnici del suono, il software sarà disponibile per tutti i portatori di IC.  
Attualmente, una melodia musicale non sempre è un’esperienza piacevole per i portatori di impianto cocleare: ci sono alcuni strumenti musicali, come il violino o l’organo, che emettono vibrazioni o frequenze che vengono recepite in modo molto differente rispetto ai normoudenti. Anche la sovrapposizione tra gli strumenti e la voce è recepita in maniera distorta; ecco perché il team di Lalwani ha pensato di sviluppare un’App gratuita per ridurre al minimo le distorsioni e le interferenze che i portatori di impianto lamentano. Di recente l’App ha ricevuto un finanziamento di 35.000 $ e tra un mese partirà il gruppo di studio per il beta-testing con oltre 100 volontari.

L’ultima novità presentata da Lalwani, infine, sono i “nano-needles”, aghi microscopici pensati per somministrare farmaci in aree estremamente delicate e fragili come l’orecchio interno, la membrana basilare e il modiolo, il tutto senza causare lacerazioni o traumi che potrebbero compromettere in maniera irreparabile l’udito. Un’operazione fino a oggi impossibile.